Dicono di Dalila
RECENSIONE: mercoledì 14 settembre 2011
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Luglio 2011 by Davide Dotto
Ho finalmente letto la tua fiaba e mi è piaciuta moltissimo.
Dalila, la sirena che voleva le scarpe, è una storia che potrebbe essere raccontata da Sherazade. È la storia di una piccola-grande conversione di cuore, si potrebbe dire. Dalila è totalmente libera, il suo limite è il mare, come per gli esseri terrestri è il cielo, uno spazio sconfinato. Il limite, se c’è, è la linea dell’orizzonte che puoi inseguire per tutta la vita, ma a ogni passo che fai avanza con te, non si avvicina mai.
Dalila ha il cruccio di non poter indossare le scarpe, e ne ha trovato un bel paio in un relitto sommerso: le scarpe possono avere stringhe, lacci che tengono avvinti. Ci si libera dei desideri solo incatenandosi a essi, per poi liberarsene col disincanto. Di solito si matura così: il figliol prodigo, Pinocchio, e mille altri devono vivere un’avventura, per poi raccontarla e trarne gli opportuni insegnamenti se e quando tornano a casa (Lucignolo non ha questa fortuna).
Indossate le scarpe e proiettata nel mondo degli uomini, oltre il suo mare, Dalila incontra coloro che le scarpe le calzano tutti i giorni, quelli del mondo civile, fatto anche si soprusi, schiavitù e altre angherie. Nessuno ci impedisce di pensare che il sultano che Dalila ha incontrato (e che Fedra e mille altre potrebbero incontrare) sia il ritratto non di un mondo lontano ma lo specchio di casa nostra. Potesse tornare indietro, anche a costo di riporre le scarpe dentro un armadio, o nel baule del relitto sommerso, lo farebbe. Potesse ritornare al suo mare, ora che potrebbe scrutarlo e osservarlo con occhi diversi, lo farebbe.
È un po’ una lieve costante delle favole condurre il protagonista a una “conversione”, nel senso di volgere uno sguardo consapevole alla realtà che lo attornia, per trovarla migliore di quello che le apparenze possono suggerire.
Chi dice che la fiaba serve per evadere dalla realtà, afferma solo una mezza verità. Perché se alla realtà si deve tornare, sia almeno con occhi nuovi, con una morale che non vada riposta in tasca ma nel cuore.
Complimenti.
Davide Dotto



